Aggiornamento sito: debug

22 Marzo 2022

'sto faccione lo metto un po' dappertutto.

Ho aggiustato un po’ di cose, un paio visibili, altre “sotto il cofano” come si suol dire. Come mi ha fatto notare IlForgets uno di questi era la mancanza di valorizzazione visiva del titolo nel menu a fianco (in alto se vedete questo sito da un dispositivo con lo schermo piccolo) corrispondente alla sezione.

Diciamo che questo mi ha portato via l’80% del tempo, visto che la libreria che sto usando per questi effetti avrebbe dovuto funzionare al primo colpo e invece mi sono dovuta andare a scavare spiegoni via google, e ancora c’è da sistemarla nelle pagine interne. Per il momento il breadcrumb (la navigazione ausiliaria qui sopra) dovrà accollarsi il compito di indicare in che sezione del sito siamo.

La cosa più vistosa è quell’immagine un po’ retrò che ho messo in prima pagina. Retrò nel senso informatico: lo stile “tecno” andava di moda negli anni appena dopo l’inizio dei 2000, come potete vedere nell’apposita sezione del Web Design Museum. Ovviamente mi sono moderata, volevo giusto una citazione visiva senza voler abbattere (troppo) le pupille di chi lo vedesse.

Ma anche per un motivo, così, più impercettibile ma altrettanto presente.

Ieri

Chi c’era e sbazzicava su Internet in quegli anni si ricorderà un po’ di cose, ma soprattutto una: Flash. Sì, quel Flash. La fonte continua di bachi di sicurezza che ha molestato l’orbe terracqueo (o perlomeno la sua componente informatica) fino a praticamente l’altroieri. Ma vent’anni fa era un modo, anzi, IL modo di fare siti animati, con una grafica personalizzata, diciamo pure… fighi.

Qualche dettaglio di quell’estetica – quella che ho rielaborato nell’immagine – la riguardo con un occhio di nostalgia. Quello di cui non sento assolutamente la mancanza, invece, era tutto il resto sia della grafica in voga che delle problematiche tecniche di quel periodo, e di roba da discuterne ce n’era, eccome! Partendo da una cosa fondamentale: l’accessibilità.

I siti in flash erano inaccessibili. Su tutti gli assi dell’accessibilità: gli strumenti usati dai non vedenti non li elaboravano, i caratteri alti sei pixel e le sfumature blugrigio su grigioblu erano illeggibili a chi non avesse 10/10 di vista, i pulsanti e la navigazione erano anch’essi difficili da usare spesso anzichéno, quando andava bene tutto il sito era una tavella di parecchi mega da scaricare che vent’anni fa erano una mazzata sia sulla linea che sul portafogli di chi pagava detta linea, il panorama era dominato da un unico browser1 che aveva il suo standard. E noi quattro gatti con Mozilla dovevamo attaccarci: la differenza era tale che una pagina fatta per IE su Firefox era illeggibile, e viceversa.

Già nel 1999 gli esperti di usabilità tuonavano contro Flash (e le varie altre pratiche che rendevano la navigazione di un sito una caccia al tesoro). Dal 2000 erano disponibili le tecniche per poter costruire un web accessibile a tutti, tramite la separazione contenuto/presentazione/funzione permessa dai linguaggi HTML, CSS e (questo ci ha messo un po’ di più…) Javascript.

Unə può dire che per siti dedicati ad arte e sperimentazione, si poteva fare un’eccezione. E infatti, molti lo erano: portfolio personali ma anche divertissements per vedere fin dove si poteva spingere il motore. Ma come al solito, per ogni tecnologia nuova che spunta la si usa il 10% con pertinenza e il restante 90% a sproposito. Presente quelle chilometriche intro in Flash, a volte neanche graziate da un pulsantino per saltarle? In un sito di e-commerce?

Un e-commerce deve vendere, e per vendere bisogna evitare di annoiare l’utente che davanti allo schermo di un PC ha un tasso di attenzione più labile rispetto a qualsiasi media apparso fino ad ora, partendo dal graffito nelle caverne. O ancora peggio sbarrare la via perché l’utente ha una disabilità o una serie di strumenti o situazioni che non lə permettono di usare il sito così com'è.

Faccio una confessione: per questo sito non ho fatto i controlli di accessibilità che di solito faccio. Ma la tecnologia cambia, gli strumenti cambiano, e adesso posso essere ragionevolmente certa che usando in maniera corretta la divisione contenuto/presentazione/funzione ho già fatto un buon pezzo di strada in quella direzione.

Nel mio piccolo.

Ma il resto…

Oggi

Abbiamo fatto fuori Flash? Una goccia nel mare, ormai, davanti al pauroso accentramento di tutto il web visibile nelle mani di poche corporazioni, l’abuso e la manipolazione che ne sono conseguite – tradendo volutamente il nucleo stesso della libertà di accesso all’informazione; e ne avrei di aggiungere ma mi fermo perché se no devo prendere una pastiglia per la pressione. Non dimentico come è nato il concetto di ipertesto, quello creato da Tim-Berners-Lee nel CERN per rendere pubbliche e fruibili a tuttə le ricerche… fonte di informazioni che paradossalmente era appannaggio di poche privilegiate persone.

E quindi? Ancora adesso non ho risposte da dare, se qualcuno mi fa notare la differenza tra una volta e adesso. No, non credo che una volta fosse meglio. No, non credo che adesso sia meglio.

Credo però che forse potremo migliorare.

Ma sarà un lavoro infame.


  1. Ci stiamo riavvicinando pericolosamente a questa situazione. Però adesso posso ragionevolmente aspettarmi che una pagina funzioni sui browser principali senza dover pensare al box model e usare ventordici gabole per riga di codice. ↩︎

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